Piero Martinetti

"Sono passati quasi trent'anni dal giorno in cui venni per la prima volta a Castellamonte. Gioele Solari, mio maestro, voleva presentarmi a Piero Martinetti, che viveva da qualche anno in volontario esilio nella rustica casa avita di Spineto. Doveva essere l'autunno del '34 (...) La fama di Martinetti era in quel tempo, nella cittadella della filosofia italiana, altissima. Oltre Croce e Gentile, solo Martinetti allora era considerato da noi giovani, non un professore di filosofia, ma un filosofo. Io ero, invece, un giovinotto da poco laureato, che stava facendo i primi incerti esercizi come scrittore di cose filosofiche. Avevo scritto durante l'estate un articolo, tratto dalla mia tesi di laurea, sulla filosofia di Husserl, di cui si cominciava allora a parlare. Solari lo aveva inviato, propronendone la pubblicazione sulla 'Rivista di filosofia', a Martinetti, che ne era direttore occulto: la ragione della visita era di sentire che cosa egli ne pensasse e in più, se il verdetto fosse stato favorevole, di proporre una mia collaborazione più regolare alla rivista (...) Si può immaginare la mia emozione: fortunatamente ero guidato, per così dire scortato, dal vecchio Solari la cui giovialità era proverbialmente contagiosa. Martinetti aveva letto il mio articolo. Mi disse che in complesso poteva andare, ma era un po' astruso. Mi consigliò di renderlo più accessibile al lettore comune: insistette sul fatto che la 'Rivista di filosofia' era rivolta non soltanto agli studiosi di filosofia, ma anche a gente semplice che si interessava ai problemi dell'anima senza appartenere alla esigua e presuntuosa schiera degli specialisti. E' una lezione che non ho più dimenticato e di cui ho cercato, nel corso della mia vita, di far tesoro. Martinetti aveva il culto della chiarezza: soleva ripetere che la chierezza era l'onestà del filosofo. Come uomo, visto a tu per tu, era estremamente semplice, un po' ruvido e asciutto, ma di grande affabilità: aveva gli occhi sfavillanti, la fronte alta, sporgente, il volto segaligno, la voce energica. Aveva allora più di sessant'anni, ma al mio ricordo l'aspetto era ancor giovanile. Vestiva dimessamente e si sapeva che viveva con grande frugalità, disprezzando i beni materiali, ciò che riluce di fuori ed è opaco dentro."
N. Bobbio, Ricordo di Piero Martinetti ("Rivista di filosofia", IV, 1964, pp. 54-55)